La ferita dell’umiliazione
Massimo Coero Borga – 12 novembre 2019
Ti rimbombano ancora quelle frasi nella testa: “non vali niente”, “non sei capace”, “guarda tua sorella/tuo fratello/quello/quell’altro… tu, invece…”.
Ti sei sentito dire che non vali niente, che non sei abbastanza, che sei un buono a nulla. Parole, frasi e sguardi che porti ancora scritti dentro e che, anche se a volte ti sembra di averli superati, sono lì latenti, pronti a riaffiorare – spesso inconsciamente – e a farci reagire con rabbia, a “scattare” come leoni a cui stanno portando via il cibo, a volerci affermare costi quel che costi oppure, viceversa, ad essere remissivi, passivi, a “non osare”, perché tanto non siamo abbastanza.
L’umiliazione è uno stato emotivo negativo che segna profondamente. La sensazione di non valere nulla, di essere mediocri, di sembrare ridicoli qualunque cosa si faccia è una croce pesante da portare. L’umiliazione attiva, addirittura, le aree cerebrali associate al dolore. Non a caso, le ferite dell’umiliazione sono tra le più profonde che esistano – oltre che quelle che la nostra mente fa più fatica a riconoscere – e sono anche quelle che più fanno del male e che bloccano la nostra esistenza. Se non si elabora l’umiliazione subita, infatti, si avrà una fortezza che ci impedirà di entrare nella terra promessa, quindi di realizzarci. Ma… Grazie a Dio c’è Dio e, con Lui, possiamo ritrovare il nostro valore e trasformare le umiliazioni (umiltà) in un dono che ci fa volare in alto.
Innanzitutto, non cercare di piacere a tutti i costi al mondo perché potresti non piacere più a Dio. Se invece il mondo ti scarta e ti umilia, sappi, che forse (senza forse) Dio ti sta scegliendo per un meraviglioso progetto e per fare di te un Suo strumento potente e prezioso. Bel cambio di prospettiva, eh!
Ricorda che, prima di te, anche Gesù è stato umiliato, scartato, disprezzato e reietto dagli uomini… eppure è diventato testata d’angolo (cfr. Mt 21,42).
L’umiliazione colpisce l’autostima e in qualche modo la annienta ed è difficile recuperarla (senza Dio). Eppure Dio sceglie gli scartati. Come accadde a Davide: Dio inviò Samuele da Iesse perché venisse scelto tra i suoi figli un re che sostituisse Saul. Iesse presentò a Samuele tutti i suoi figli tranne uno: proprio Davide, che era il più piccolo di statura e che stava a pascolare le greggi. Dio aveva chiesto di portare TUTTI i suoi figli, Iesse aveva portato tutti, tranne lui. Grande rifiuto, umiliazione. Eppure Dio scartò uno per uno tutti gli altri figli di Iesse – così alti, prestanti e “palestrati” – e scelse proprio Davide. Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore» (1Sam 16, 7).
Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi. (1sa, 16,12-13).
Gesù stesso scelse i suoi discepoli per mezzo dello Spirito Santo, non per simpatia, per la loro bravura e tanto meno per la loro santità: Dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo (At 1,2).
Le persone UMILIATE (con la FERITA dell’UMILIAZIONE – che può anche essere una nostra percezione soggettiva e non necessariamente il fatto di essere stati umiliati realmente) di solito:
- si ritrovano a ri-fare cose umilianti (masochismo) – che è la maschera dell’umiliazione. Fanno cose di cui vergognarsi, ricreano delle situazioni che inducono gli altri a dire: “ecco, sei proprio così”, oppure tutto quello che dicono viene interpretato male ecc. In sostanza, lo Spirito ripresenta le stesse dinamiche e situazioni;
- fanno cose esagerate per sfuggire a questo dolore (comportamenti egocentrici e plateali) – persone che cercano di apparire, di fare cose esagerate, (che poi comunque alla fine non riescono);
- diventano ribelli e non riescono a sottomettersi alle autorità – appena hanno l’occasione, criticano l’autorità, tendono a umiliare per avere ragione e sentirsi così “al di sopra degli altri”;
- passano dal senso del dovere esagerato, al “non voglio più far niente”;
- rimproverano agli altri tutto ciò che di solito “fanno loro stessi” e che non vogliono vedere. Iniziano a vedere queste cose negli altri perché le hanno loro ma non lo riconoscono. Disprezzano l’altro (trave e pagliuzza) e vedono sempre le cose con una chiave di lettura negativa.
- Visto che hanno poca auto-stima disprezzano sovente gli altri (chiamandola giustizia – trasparenza).
Queste sono fortezze, schemi mentali che riportano subito ad agire in un determinato modo. Sono un ostacolo alla terra promessa, cioè alla piena comunione con Dio.
Vediamo ora un esempio biblico di come nasce, si sviluppa e può avere esiti “di morte” una ferita di umiliazione. In questo caso l’umiliazione è il frutto di un paragone in cui una persona viene sminuita rispetto all’altra, di cui si decantano, invece, un certo valore e certe qualità.
Stiamo parlando della vicenda di Davide e Saul: Al loro rientrare, mentre Davide tornava dall’uccisione del Filisteo, uscirono le donne da tutte le città d’Israele a cantare e a danzare incontro al re Saul, accompagnandosi con i tamburelli, con grida di gioia e con sistri. Le donne cantavano danzando e dicevano: «Ha ucciso Saul i suoi mille e Davide i suoi diecimila» (1Sam 18,6-11).
Ecco che parte il paragone tra i due – abitudine che abbiamo tutti, quella di fare confronti – e che crea a Saul una ferita di umiliazione. 8 Saul ne fu molto irritato e gli parvero cattive quelle parole. La ferita inizia a provocare delle emozioni negative. Diceva: «Hanno dato a Davide diecimila, a me ne hanno dati mille. Non gli manca altro che il regno». Cosa che presto avverrà. L’umiliazione non gestita ti fa dire delle cose a tuo svantaggio, che poi succedono. “Te la sei tirata”, si direbbe. Vedi negativo, dici negativo, attiri negativo. 9 Così da quel giorno in poi Saul guardava sospettoso Davide. Non è più vita. Stiamo male, siamo sempre presi dal confronto con l’altro, dalla paura ecc. 10 Il giorno dopo, un cattivo spirito di Dio irruppe su Saul. È pericoloso parlare quando le nostre parole nascono delle ferite, perché queste sono porte aperte per il male.
Davide suonava la cetra come ogni giorno e Saul teneva in mano la lancia. Davide e Saul sono due combattimenti diversi: uno nello Spirito, uno nella carne. E quando si diventa persone carnali, si è fuori dalla grazia di Dio. 11 Saul impugnò la lancia, pensando: «Inchioderò Davide al muro!». Dall’umiliazione, al diventare un omicida. Da vittima a carnefice. Ma Davide gli sfuggì per due volte.
Prima di arrivare nella terra promessa ci sono tutte le “Gerico” da abbattere, cioè quelle ferite che formano come un muro e non ci fanno entrare nel luogo già predisposto per noi per ricevere le grazie. Dobbiamo, quindi, pregare di togliere gli ostacoli alla grazia di Dio.
Il segreto della GUARIGIONE: dall’umiliazione è l’autostima (in Cristo)
Non possiamo evitare che ci umilino, ma possiamo impedire che l’umiliazione porti conseguenze brutte. Anzi, le UMILIAZIONI possono farci crescere.
La chiave di svolta e di vittoria sta nel:
- non dare troppo peso e potere all’opinione altrui. Ognuno è libero di pensare quello che vuole. L’importante è non dargli peso, così non avrà autorità in te.
- capire “chi siamo” impedendo che siano gli altri a “definirci”. Non ascoltare queste cose e capire chi veramente sei in relazione con Dio.
- conoscersi e nel valorizzarsi (in Cristo Gesù). Chi non riesce a farlo, cerca di auto valorizzarsi, ma senza Cristo. Così, però, non si guarisce mai, perché l’unico che ha il potere di guarirci è Cristo.
Il diavolo vede un grande VALORE in noi – per questo vuole farci fuori. Cercherà di farci sentire sbagliati, inutili ecc.
Dobbiamo trasformiamo il male in bene: dall’umiliazione all’esaltazione. Compreso che “l’umiliazione è un attacco all’identità”, con l’obiettivo di causare dolore, occorre prendere delle precauzioni. È, quindi, molto importante curare il nostro pensiero e il linguaggio interiore, il modo in cui comunichiamo con noi stessi.
Ci ripetiamo costantemente “quanto sono stupido/a”, “le cose vanno sempre male” o “sono un disastro”? oppure sappiamo ringraziare Dio perché ci ama, perché ha un progetto di realizzazione, perché ci stima, perché ci ha scelti, perché ci proteggerà da ogni male? Impariamo a definire in modo positivo le cose e le situazioni, così chiameremo ad esistere cose belle.
Ad ognuno viene affidato almeno un “talento”. Dio ci ritiene “capaci di”… quindi perché dare retta agli altri e non a Dio?
Tutte le volte che cerchi di innalzarti davanti agli altri, entri nell’orgoglio, e tanto, prima o poi, ci sarà qualcuno “più di te” (più giovane, più ricco, più bello ecc.). Dobbiamo farci definire dalla chiamata di Dio e non dal mondo o dalle nostre cadute.
L’umiliazione può (e deve) trasformarsi in una grazia. Se siamo umiliati (e risorti) siamo più somiglianti a Cristo: CROCIFISSI RISORTI.
Bene per me se sono stato umiliato, perché impari i tuoi decreti (Sal 119,71). L’umiliazione porta all’obbedienza perché fa inginocchiare e chiedere aiuto a Dio.
Il fratello di umili condizioni sia fiero di essere innalzato (vedi MARIA), il ricco, invece, di essere abbassato, perché come fiore d’erba passerà (Gc 1,9-10). Linguaggio esattamente opposto a quello mondano.
[…]Dio resiste ai superbi, agli umili invece dà la sua grazia. Sottomettetevi dunque a Dio; resistete al diavolo, ed egli fuggirà lontano da voi. […]Umiliatevi davanti al Signore ed egli vi esalterà (Gc 4,4-10).
Dobbiamo proprio imparare a vivere le umiliazioni “come una grazia”, perché sono quelle che ci fanno “volare bassi” e quindi poi essere innalzati. L’umiliazione vissuta con Dio sviluppa umiltà. L’umiltà ci fa innalzare da Dio e Dio ci porta nella terra promessa.
Comments (3)
Solo in Te c è guarigione
Solo in Te GESÙ riconosco ciò che sono…
Chiedo a Gesù la grazia di diventare umile di cuore .