5 passi verso Gerusalemme (5)
Massimo Coero Borga – 10 aprile 2020
5 passi verso Gerusalemme – 5 passo: Le 7 Parole di Gesù sulla croce
Siamo al 5 passo verso Gerusalemme, anzi fuori da Gerusalemme perchè crocifiggono Gesù fuori della città:
Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra (Lc 23,33).
Dalla crocifissione alla morte
Quando porti la croce, ad un certo punto avviene il contrario: è la croce a portare te! La situazione farà sì che tu venga crocifisso, sarà lei a tenerti inchiodato, come si suol dire, ti troverai “mani e piedi legati”. Ti troverai in una situazione in cui non puoi più fuggire, se vuoi continuare ad amare. Potresti, però, accettare la provocazione fatta anche a Gesù: “Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!” (Mt 27,40b), ma così falliresti il piano di Dio per te. Se, quindi, proseguirai nel tuo cammino di “rinnegamento”, vivrai sette esperienze secondo le sette “parole, o frasi” pronunciate da Gesù dopo che fu crocifisso prima di morire.
Ricorda: anche io e te possiamo aver “messo in croce” qualcuno, come è stato fatto a Gesù, attraverso i nostri peccati o con il nostro atteggiamento a volte anche inconscio, quindi, chiediamo perdono a Dio per questo e preghiamo per le persone che hanno sofferto a causa nostra.
- Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34)
Gesù non solo perdona i suoi uccisori, ma chiede anche al Padre di perdonarli, si fa intercessore per loro, per ognuno di noi, affinché il nostro peccato sia perdonato e possiamo ricevere la salvezza. Qui sotto la croce, i sensi di colpa spariscono, anzi, sono inchiodati sulla croce di Gesù. Quando arriviamo a essere inchiodati da una situazione di sofferenza, lo Spirito Santo ci chiede di non diventare giudici della situazione ma di passare al perdono, affinché Dio possa intervenire nel cuore di chi ci sta facendo soffrire (la maggior parte delle volte è qualcuno intimo a noi). Stefano, il primo martire, mentre lo uccidevano con la lapidazione, ottenne la grazia di dire anche lui: “Signore, non imputar loro questo peccato” (At 7,60) e gli studiosi leggono la conversione di Saulo, presente alla lapidazione, come un frutto di questa preghiera. Quando si è in croce ma si ha fiducia in Dio, non si ha voglia di colpevolizzare nessuno, si passa a contemplare la gloria di Dio (cfr. At 7,56-57) usando misericordia e realizzando così il comando di Gesù: Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro (Lc 6,36).
- “Donna, ecco il tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre” (Gv 19,26-27)
Quando ci si trova in una situazione senza via d’uscita, sotto la croce, otteniamo la consolazione materna di Maria, anzi, ci viene consegnata come madre nostra e la possiamo accogliere nel nostro cuore e nella nostra vita. In quei momenti possiamo sentire la presenza materna di Dio, infatti, quando la sofferenza è insopportabile abbiamo bisogno di amore, abbiamo bisogno che il nostro cuore sia consolato. Vorremmo tornare bambini rassicurati dall’abbraccio materno, che ci fa capire che tutto quanto sta accadendo è sotto il Suo controllo e che stiamo andando verso il bene anche se apparentemente tutto ci sembra assurdo e più grande di noi. Sentiamo, quindi, che l’amore ha la vittoria sul male e questo ci dà la forza di non scappare e di non reagire in altri modi che ci farebbero perdere la grazia. Proprio come dice la Parola di Dio: “Forte come la morte è l’amore. Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo (cfr. Ct 8,6-7).
- “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso” (Lc 23,43)
Il primo santo, cioè la prima persona che è entrata in paradiso è il “buon ladrone”. Non “buono” per le sue azioni, perché secondo la legge di allora era reo di morte (un delinquente pericoloso), ma buono perché reso buono (giusto, giustificato) da Gesù attraverso il perdono di tutti i suoi peccati. Vi erano due ladroni crocifissi al fianco di Gesù: uno di essi si ribellò alla situazione infierendo anche contro Gesù, meritando quindi la “giustizia” di Dio e non la misericordia. L’altro, invece, comprese che era messo a morte a causa dei suoi errori e chiese a Gesù di ricordarsi di lui, chiese quindi misericordia e la ottenne. Tu quando sei inchiodato come reagisci? Condanni Dio per la situazione o ti rivolgi a Lui con fiducia?
- “Ho sete” (Gv 19,28)
Quando Gesù giunse sul Golgota, prima di essere crocifisso, era sfinito e gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere (Mt 27,34). Non bevve perché in quell’istante comprese che quel miscuglio l’avrebbe intontito, era come una droga, una bevanda inebriante che non gli avrebbe fatto sentire tutto il dolore, ma Lui non voleva fuggire neanche con la mente da quel momento di salvezza per il mondo intero. Ha voluto salvare tutto e tutti, non si è risparmiato in nulla perché nulla e nessuno fosse escluso dalla salvezza. Molte volte io e te fuggiamo dalla sofferenza, dalla verità, cercando di inebriarci di falsità che non dissetano veramente, anzi, peggiorano la situazione. La sete di Gesù sulla croce rappresenta la sete d’amore di ognuno di noi, è il bisogno primario di ogni essere umano per poter vivere: ricevere amore. Ma gli fu dato dell’aceto: le risposte umane all’amore sono aspre, lasciano amarezza in bocca, deludono le aspettative. Ricordiamoci che nessuno può darci della vera acqua viva d’amore se non Dio stesso; lì sotto la croce, essendo avvenuto il vero miracolo dell’amore, si è creata la sorgente eterna dalla quale dissetarci: “Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno” (Gv 7,37-38).
Così anche noi possiamo dissetare gli altri della loro sete d’amore, solo quando siamo ripieni di Spirito Santo, solo quando siamo guidati nelle nostre azioni da Lui, solo quando non siamo più noi a vivere ma è Cristo a vivere in noi (cfr. Gal 2,20).
- “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27,46)
È la prima volta che Gesù dice una cosa del genere, Lui che aveva sempre detto di essere in piena comunione col Padre, ora sperimenta ciò che ognuno di noi prova ogni giorno a causa del peccato: “l’abbandono di Dio” e la conseguente non Sua presenza. Lui si è addossato il nostro peccato e per questo si sente distante dall’amore, prova l’assurdità della vita vissuta senza Dio.
Quando io o te ci troviamo in questa situazione da “inchiodati” dall’assenza di Dio, quando tutto sembra vuoto e senza via d’uscita poiché l’inferno sembra averla vinta, dobbiamo trovare il coraggio di urlare, all’unico che può liberarci dalla morte, come fece anche Giona nel momento più oscuro della sua vita.
“Nella mia angoscia ho invocato il Signore ed egli mi ha esaudito; dal profondo degli inferi ho gridato e tu hai ascoltato la mia voce. Mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare e le correnti mi hanno circondato; tutti i tuoi flutti e le tue onde sono passati sopra di me. Io dicevo: Sono scacciato lontano dai tuoi occhi; eppure tornerò a guardare il tuo santo tempio. Le acque mi hanno sommerso fino alla gola, l’abisso mi ha avvolto, l’alga si è avvinta al mio capo. Sono sceso alle radici dei monti, la terra ha chiuso le sue spranghe dietro a me per sempre. Ma tu hai fatto risalire dalla fossa la mia vita, Signore mio Dio. Quando in me sentivo venir meno la vita, ho ricordato il Signore. La mia preghiera è giunta fino a te, fino alla tua santa dimora. Quelli che onorano vane nullità abbandonano il loro amore. Ma io con voce di lode offrirò a te un sacrificio e adempirò il voto che ho fatto; la salvezza viene dal Signore”.
Nella mia angoscia ho gridato al Signore ed egli mi ha risposto (Sal 120,1).
Dal profondo a te grido, o Signore; 2 Signore, ascolta la mia voce (Sal 130,1-2).
Permettiamo al Signore di intervenire nella nostra vita con il Suo perfetto progetto di salvezza per noi e anche per quelli che la provvidenza ci affida. In quel momento non ci sono persone che ci possono aiutare, ci sentiamo incompresi, ed è proprio quello il momento favorevole per entrare nella perfetta intimità con Dio, è il momento in cui non possiamo più fuggire perché sappiamo che tutto sarebbe vano senza di Lui e che né cose, né persone possono darci la salvezza. Ora finalmente urliamo all’unico salvatore. Lì sulla croce, nel vivere l’abbandono, dimentichiamoci le nostre “buone azioni” e urliamo e cerchiamo solamente Lui con tutto il nostro essere, solo così potremo trovarlo.
- “Tutto è compiuto” (Gv 19,30a)
Il progetto volge al termine, l’Amore ha amato fino alla fine (cfr. Gv 13,1): ora quello che umanamente e divinamente era possibile fare è stato fatto. Tutto quanto doveva accadere ed essere donato, affinché la nostra salvezza fosse certa, è stato fatto da Gesù. Vi sono gesti che non hanno più nulla da aggiungere, possono solo essere capiti, essere ben interpretati, possono solo essere accolti perché “l’altro” ha fatto tutto quanto era giusto e possibile fare. Vi è il giusto limite nel donarsi: ci si deve donare totalmente, ma nel modo giusto e non oltre, perché sarebbe solo perversione o ricatto, non più amore che salva.
- “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23,46)
E ora arriva il momento cruciale: Gesù ha dato tutto e sembrerebbe aver umanamente fallito. I discepoli lo hanno abbandonato, sta morendo come un malfattore, come un maledetto, non è compreso in questo suo gesto se non forse da Maria sua madre. Lui, però, fiducioso di quello che ha fatto, ora ancor di più si fida e si affida totalmente a quel Dio che sembra averlo abbandonato. Ecco che le parole del salmista danno sicurezza anche a noi quando “tutto è compiuto” e forse il mondo non ci ha per niente compreso, o addirittura ci ha condannato: “Lo salverò, perché a me si è affidato” (Sal 91,14). E ancora, la fiducia è riposta in questo passo biblico: non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione (Sal 16,10).
PUOI RIASCOLTARE la versione più completa: LINK DELLE 7 PAROLE
Comment (1)
Le sette parole di Gesù mi hanno aiutato molto a mettere chiarezza sul discorso di: silenzio e mettermi in ascolto.
Ammetto che mi risulta veramente difficile tacere e ascoltare, sopratutto fare silenzio dal mondo. Ed è stata la parte più complicata di tutto il ritiro,( e non credo di esserci riuscito totalmente) forse infatti devo chiedere maggiormente il dono dell’ascolto senza “scappare” dalla situazione (qualunque essa sia) ma affrontarla, senza temere le risposte che a volte non concordano con ciò che mi piacerebbe sentirmi dire, quindi anche il coraggio di restare presente, un po come Gesù che sulla croce ha rifiutato l’aceto (inteso anche come l’aceto che questo mondo ci propina spesso. E magari “scappare” invece da quel rumore del mondo che non mi aiuta affatto.
Quindi credo di dover imparare ad ascoltare di più, e lasciarmi trasformare/plasmare dalla Parola.
LODE A DIO per questo cammino della settimana autentica che ha fatto emergere le verità e anche le falsità che ancora il cuore mio intrappola. L’opportunità di questa quarantena mi ha fatto vivere nel pieno questa quaresima, e credo tutto concorre al bene, anche in questo caso è stato così!!!!
Alla fine dobbiamo e vogliamo diventare come papà Gesù, Vittoriosi, e quindi CROCIFISSI RISORTI!!! ALLELUIA!!