GIUDITTA (2): ferma il generale nemico e bloccherai tutto l’esercito!
Massimo Coero Borga – 31 marzo 2020
GIUDITTA (2): ferma il generale nemico e bloccherai tutto l’esercito!
ACHIOR ESPULSO (Gdt 6)
Molte volte le persone che hanno il coraggio di dire la verità, vengono espulse, escluse, come accadde ad Achior, il condottiero degli Ammoniti.
1 Cessata l’agitazione della gente radunata attorno al consiglio militare, parlò Oloferne, comandante supremo dell’esercito di Assur, rivolgendosi ad Achiòr, alla presenza di tutta quella folla di stranieri, e a tutti i Moabiti: 2«Chi sei tu, o Achiòr, e voi, mercenari di Èfraim, per profetare in mezzo a noi come hai fatto oggi e suggerire di non combattere il popolo d’Israele, perché il loro Dio li proteggerà dall’alto? E chi è dio se non Nabucodònosor?Questi manderà il suo esercito e li sterminerà dalla faccia della terra, né il loro Dio potrà liberarli. 3Saremo noi suoi servi a spazzarli via come un sol uomo, perchè non potranno sostenere l’impeto dei nostri cavalli. 4Li bruceremo in casa loro, i loro monti si inebrieranno del loro sangue, i loro campi si colmeranno dei loro cadaveri, né potrà resistere la pianta dei loro piedi davanti a noi, ma saranno completamente distrutti. Questo dice Nabucodònosor, il signore di tutta la terra: così ha parlato e le sue parole non potranno essere smentite. […]
Il loro “dio” è Nabucodonosor. Che arroganza e che cattiveria ha Nabucodonosor, parlando con Achior: “chi sei tu per profetare?”, gli dice. La verità è che Achior ha veramente profetato, ma egli non lo vuole ascoltare. Quante volte dio ci parla ma non lo ascoltiamo perchè ci parla attraverso chi non vogliamo ascoltare e forse dice cose che non vogliamo ascoltare. Nabucodonosor cerca di convincere che il male è più forte del bene. L’arrogante dice delle cose cercando di convincere tutti, ma quello che dice non è verità, perché non è parola di Dio. Il nemico non ha ancora capito che Dio è dalla nostra parte.
Le sue parole sì potranno essere smentite. se ci sono dei credenti, sono più che vittoriosi e ne usciranno arricchiti. È Parola di Dio.
10Allora Oloferne diede ordine ai suoi servi, che erano di turno nella sua tenda, di prendere Achiòr, di condurlo vicino a Betùlia e di abbandonarlo nelle mani degli Israeliti. 11I suoi servi lo presero e lo condussero fuori dell’accampamento verso la pianura, poi dalla pianura lo spinsero verso la montagna e arrivarono alle fonti che erano sotto Betùlia. 12Quando gli uomini della città li scorsero sulla cresta del monte, presero le armi e uscirono dalla città dirigendosi verso la cima del monte. Tutti i frombolieri occuparono la via di accesso e si misero a lanciare pietre su di loro. 13Ridiscesi al riparo del monte, legarono Achiòr e lo abbandonarono, gettandolo a terra alle falde del monte; quindi fecero ritorno dal loro signore.
Achior aveva detto la verità, ma al nemico (qui impersonato da Nabucodonosor) non era piaciuta, così lo fa condurre vicino a Betulia (che significa “casa di Dio”) e di lasciarlo nelle mani degli israeliti. Quando noi diciamo la verità, se le cose non piacciono, allora cercheranno di farci fuori.
14Scesi dalla loro città, gli Israeliti si avvicinarono a lui, lo slegarono,
Il popolo di Dio deve slegare le persone, noi dobbiamo cercare, con la Parola di Dio, di liberare le persone. Il nemico crea menzogne, catene, schemi mentali, “bende” (vedi Lazzaro). La Chiesa deve portare liberazione alle persone, la Parola di Dio deve portarci alla libertà e alla scelta di seguire il Signore.
lo condussero a Betùlia e lo presentarono ai capi della loro città, […] 16Radunarono subito tutti gli anziani della città, e tutti i giovani e le donne accorsero al luogo del raduno. Posero Achiòr in mezzo a tutto il popolo e Ozia lo interrogò sull’accaduto. 17In risposta riferì loro le parole del consiglio militare di Oloferne, tutto il discorso che Oloferne aveva pronunciato in mezzo ai capi degli Assiri e quello che con arroganza aveva detto contro la casa d’Israele.
Achior dice al popolo d’Israele che Oloferne è arrabbiatissimo con loro e li vuole uccidere. Noi sappiamo che, se siamo figli di Dio, il nemico ci odia. Buon segno.
18Allora tutto il popolo si prostrò ad adorare Dio e alzò questa supplica: 19«Signore, Dio del cielo, guarda la loro superbia, abbi pietà dell’umiliazione della nostra stirpe e guarda benigno in questo giorno il volto di coloro che sono consacrati a te». 20Poi confortarono Achiòr e gli rivolsero parole di grande lode. […]
Ricevettero questa notizia e dissero: “Signore, pensaci tu, noi siamo umiliati… riconosciamo di essere deboli, ma siamo consacrati a te, siamo Tuoi e non del mondo”.
Il nemico, dopo avercela giurata, mette in atto qualcosa. Il nemico sa che se siamo con Dio, siamo invincibili.
SENZA ACQUA (Gdt 7)
1 Il giorno dopo, Oloferne diede ordine a tutto il suo esercito e a tutta la moltitudine di coloro che erano venuti come suoi alleati di mettersi in marcia contro Betùlia, di occupare le vie d’accesso alla montagna e di attaccare battaglia contro gli Israeliti. 2In quel giorno ogni uomo valido fra loro si mise in marcia. Il loro esercito si componeva di centosettantamila fanti e dodicimila cavalieri, senza contare gli addetti ai servizi e gli altri che erano a piedi con loro, una moltitudine immensa.
Sono proprio tanti i nemici… non ci sopportano… ma quelli dalla nostra parte sono di più.
3Essi si accamparono nella valle vicino a Betùlia, oltre la sorgente, […].
4Gli Israeliti, quando videro la loro moltitudine, rimasero molto costernati e si dicevano l’un l’altro: «Ora costoro inghiottiranno la faccia di tutta la terra e neppure i monti più alti né le valli né i colli potranno resistere al loro urto». 5Ognuno prese la sua armatura e, dopo aver acceso fuochi sulle torri, stettero in guardia tutta quella notte.
Iniziarono ad avere paura… alla faccia della fede! Un cristiano non deve guardare quanti nemici ha, bensì quanti amici ha. Anche il popolo di Dio, in viaggio verso la Terra promessa, diede più autorità alla paura.
Non possiamo pregare e poi avere parole di paura. A volte le nostre preghiere chiedono a Dio, ma le nostre parole dicono “Dio non può”. La nostra parola ha un grande potere di dare autorità a Dio, di creare, liberare oppure di annullare la grazia di Dio. “Sia fatto secondo la tua fede”. Preghiamo e poi cerchiamo di non ascoltare delle notizie negative, se ci mettono paura. La preghiera detta con fede, ottiene, quella detta con paura, no.
6Il giorno seguente Oloferne fece uscire tutta la cavalleria contro il fronte degli Israeliti che erano a Betùlia, 7controllò le vie di accesso alla loro città, ispezionò le sorgenti d’acqua e le occupò e, dopo avervi posto attorno guarnigioni di uomini armati, fece ritorno tra i suoi.
Il nemico conosce le nostre fragilità e debolezze, il nostro passato ecc. e inizia a ispezionare i luoghi da cui noi attingiamo.
8Allora gli si avvicinarono tutti i capi dei figli di Esaù e tutti i capi del popolo di Moab e gli strateghi della costa e gli dissero: 9«Il nostro signore voglia ascoltare una parola, per evitare che il tuo esercito vada in rotta. 10Questo popolo degli Israeliti non si affida alle sue lance, ma all’altezza dei monti sui quali essi vivono, e certo non è facile arrivare alle cime dei loro monti. 11Quindi, signore, non attaccare costoro come si usa nella battaglia campale e così non cadrà un solo uomo del tuo esercito. 12Rimani fermo nel tuo accampamento, avendo buona cura di ogni uomo del tuo esercito; invece i tuoi gregari vadano a occupare la sorgente dell’acqua che sgorga alla radice del monte, 13perché di là attingono tutti gli abitanti di Betùlia.
I moabiti dicono di non attaccare dai monti, come si usa normalmente fare nelle battaglie, bensì di bloccare la sorgente. Sul monte c’è Dio, i nemici non ci possono arrivare, perché lì ci stanno i santi, ma se tu vai alle sorgenti alla radice del monte, cioè alle cose basse (i bisogni dell’essere umano), allora la cosa è più facile per il nemico. Il nemico, infatti, attacca le cose basse della nostra vita, punta ai nostri bisogni. Se i nemici chiuderanno le sorgenti, la sete farà morire gli israeliti consegneranno la loro città. Nel momento in cui nella nostra vita non veniamo più soddisfatti da certe cose, allora ci consegniamo al nemico. Gesù, dopo quaranta giorni, ebbe fame e il diavolo lo tentò: “ti do tutto io basta che ti consegni a me”, gli disse. Con lo stesso principio, anche Eva si staccò da Dio. Quando manca qualcosa nella nostra vita, è perché ci siamo staccati dalla sorgente, da Dio. “Nulla manca a coloro che temono il Signore” (certo, magari abbiamo anche ferite, maledizioni, situazioni che ci portiamo dietro dall’infanzia e che non sono dipese da noi ecc.). Se l’essere umano non si disseta dall’amore di Dio, ci consegneremo nelle mani della prima persona che capita pur di elemosinare un po’ d’amore.
Il male non può arrivare in alto (al nostro cuore), può però non farci arrivare acqua, staccarci dalla sorgente, farci passare un periodo di deserto per farci morire (per farci dissetare poi in pozze velenose). Non avendo acqua (divina), ci si consegna nelle mani del diavolo che ci offre il suo dissetarci.
Noi e la nostra gente saliremo sulle vicine alture dei monti e ci apposteremo su di esse per sorvegliare che nessuno possa uscire dalla città. 14Così cadranno sfiniti dalla fame essi, le loro donne, i loro figli e, prima che la spada arrivi su di loro, saranno stesi sulle piazze fra le loro case. 15Avrai così reso loro un terribile contraccambio, perché si sono ribellati e non hanno voluto venire incontro a te con intenzioni pacifiche».
16Piacque questo discorso a Oloferne e a tutti i suoi ministri e diede ordine che si facesse come avevano proposto. 17Si mosse quindi un distaccamento di Ammoniti e con essi cinquemila Assiri si accamparono nella vallata e occuparono gli acquedotti e le sorgenti d’acqua degli Israeliti.
18A loro volta i figli di Esaù e gli Ammoniti salirono e si appostarono sulla montagna di fronte a Dotàim. Spinsero altri loro uomini a meridione e a oriente di fronte a Egrebèl, che si trova vicino a Cus, nei pressi del torrente Mocmur. Il resto dell’esercito degli Assiri si accampò nella pianura, ricoprendo tutta l’estensione del terreno. Le tende e gli equipaggiamenti costituivano una massa imponente, perché in realtà essi erano una turba immensa.
19Allora gli Israeliti alzarono suppliche al Signore, loro Dio, con l’animo in preda all’abbattimento, perché da ogni parte i nemici li avevano circondati e non c’era via di scampo.
A quel punto gli israeliti iniziarono a pregare, ma non più con l’animo fiducioso, bensì con l’animo pauroso. Magari facciamo preghiere piene di parole, anche per autoconvincerci, ma serve prima di tutto ascoltare la Parola di Dio, e solo dopo pregare “a parole”.
20Il campo degli Assiri al completo, fanti, carri e cavalieri, rimase fermo tutt’intorno per trentaquattro giorni e venne a mancare a tutti gli abitanti di Betùlia ogni riserva d’acqua. 21Anche le cisterne erano vuote e non potevano più bere a sazietà neppure per un giorno, perché davano da bere in quantità razionata. 22Incominciarono a cadere sfiniti i loro bambini; le donne e i giovani venivano meno per la sete e cadevano nelle piazze della città e nei passaggi delle porte, e ormai non rimaneva più in loro alcuna energia.
Alcuni di noi, davanti alle difficoltà, entrano in depressione… si scoraggiano, perdono fiducia in Dio… ed è proprio quello che il diavolo vuole. Non c’è l’eucaristia, non si può andare a messa ecc… e qualcuno inizia a cadere.
23Allora tutto il popolo si radunò intorno a Ozia e ai capi della città, con giovani, donne e fanciulli, e alzando grida dissero davanti a tutti gli anziani: 24«Sia giudice il Signore tra voi e noi, perché voi ci avete recato un grave danno rifiutando di proporre la pace agli Assiri. 25Ora non c’è più nessuno che ci possa aiutare, perché Dio ci ha venduti nelle loro mani per essere abbattuti davanti a loro dalla sete e da terribili mali. 26Ormai chiamateli e consegnate l’intera città al popolo di Oloferne e a tutto il suo esercito perché la saccheggino. 27È meglio per noi essere loro preda; diventeremo certo loro schiavi, ma almeno avremo salva la vita e non vedremo con i nostri occhi la morte dei nostri bambini, né le donne e i nostri figli esalare l’ultimo respiro. 28Chiamiamo a testimone contro di voi il cielo e la terra e il nostro Dio, il Signore dei nostri padri, che ci punisce per la nostra iniquità e per le colpe dei nostri padri, perché non ci lasci più in una situazione come quella in cui siamo oggi».
29Vi fu allora un pianto generale in mezzo all’assemblea e a gran voce gridarono suppliche al Signore Dio.
Questi uomini di fede stanno insultando il Papa, la Chiesa ecc., preferiscono essere schiavi dal maligno, che comunque “qualcosa gli darà da mangiare”. Così, quando le preghiere non ottengono subito, iniziamo ad arrabbiarci con Dio, diamo la colpa agli altri e iniziamo a contrattare con il maligno. Da tutta questa prova possiamo uscirne vittoriosi oppure possiamo svenderci.
30Ozia rispose loro: «Coraggio, fratelli, resistiamo ancora cinque giorni e in questo tempo il Signore, nostro Dio, rivolgerà di nuovo la sua misericordia su di noi; non è possibile che egli ci abbandoni fino all’ultimo. 31Ma se proprio passeranno questi giorni e non ci arriverà alcun aiuto, farò come avete detto voi».
32Così rimandò il popolo, ciascuno al proprio posto di difesa, ed essi tornarono sulle mura e sulle torri della città e rimandarono le donne e i figli alle loro case; ma tutti nella città erano in grande costernazione.
Ozia, il capo di allora, sotto pressione, propone di resistere ancora 5 giorni, e se poi Dio non sarà intervenuto, dice: “allora farò come volete voi”. NO!!! A volte le pressioni di qualcuno rischiano di far perdere la fede anche a chi è alla guida di qualcosa (in questo caso a livello spirituale). È un periodo di ristrettezze, ma Dio non ci ha dimenticati. Dobbiamo resistere saldi nella fede.
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