La predicazione di Gesù (Mc 1,14-15)
«Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”» (Mc 1,14-15).
Un inizio che nasce dal buio
La predicazione di Gesù comincia in un momento drammatico: suo cugino, Giovanni il Battista, viene arrestato. Gesù non lo libera con un miracolo, non ferma quel cammino verso la morte. Sembra pienamente umano. Giovanni era nato per essere il “precursore” e lo ha fatto bene, fino in fondo.
Qui c’è già una prima grande verità per la nostra vita: non conta quanto tempo vivi, ma come lo vivi. L’importante è aver fatto ciò per cui sei nato. Anche Mosè non entrò nella Terra Promessa: era nato per condurre il popolo fin là, e la sua parte l’aveva compiuta bene. Noi, invece, pretendiamo una vita lunga e senza problemi e finiamo per passare l’esistenza scappando dalla morte invece di scoprire il vero senso della vita.
La buona notizia: Dio è QUI
Gesù va in Galilea (non a Gerusalemme) e proclama — cioè, grida con forza — il “vangelo di Dio”, la felice notizia: Dio è qui, presente, per salvarti. Egli ci dà quattro parole che sono ancora oggi una mappa per la vita.
1. ORA. «Il tempo è compiuto». Non c’è più nulla da attendere. Si passa dal cronos (il tempo che scorre) al kairos (il tempo di grazia, l’occasione da cogliere). L’attesa è finita: da adesso niente più scuse.
2. IL REGNO DI DIO È VICINO. Dio c’è, ma forse è diverso dalle tue aspettative. Servono “occhi nuovi” per riconoscerlo, altrimenti rischi di passare la vita ad aspettare “Qualcuno” che è già davanti a te, senza vederlo.
3. CONVERTITEVI. Non è un’accusa, ma un’opportunità (come ricordava Papa Francesco). Il termine greco metanoéin significa, letteralmente, “cambiare la mente”. Non basta cambiare qualche azione: occorre pensare in modo nuovo.
4. CREDETE. Credere significa fidarsi della Parola di Dio, dare fiducia a ciò che Lui dice.
Tutto comincia dai tuoi pensieri
Qui la spiritualità incontra la mente. Come ricorda una massima di saggezza:
Sorveglia i pensieri, perché diventano parole. Sorveglia le parole, perché diventano azioni. Sorveglia le azioni, perché diventano abitudini. Sorveglia le abitudini, perché diventano il tuo carattere. Sorveglia il tuo carattere, perché diventa il tuo destino.
Ecco perché Gesù chiede prima di tutto di cambiare mente. Ognuno di noi è, in un certo senso, “programmato” dal proprio passato: da ciò che ha imparato, dalle ferite, dalle abitudini. Restiamo, così, nella nostra “zona di comfort”. Per crescere serve, però, un pensiero nuovo, che poi si traduca in scelte concrete.
Attenzione: non si tratta di applicare “tecniche” (quando smetti, smette anche il risultato), ma di diventare una persona nuova. «Il vino nuovo bisogna va versato in otri nuovi» (cfr. Lc 5,38).
Un esercizio per la settimana
- Osserva i tuoi pensieri ricorrenti: sono “secondo gli uomini” (paura, lamento, scuse) o “secondo Dio” (fiducia, speranza)?
- Sostituisci un pensiero limitante con una verità della Parola. La fede infatti «viene dall’ascolto» (Cfr. Rm 10,17): ciò che ascolti e ripeti ti forma.
- Vivi il presente come kairos: chiediti ogni mattina (in diversi momenti della giornata) “cosa mi chiede Dio ORA?”, senza rimandare.
Come Samuele, prova a dire ogni giorno: «Parla, il tuo servo ti ascolta». È la frase che può cambiare il risultato della tua intera esistenza.
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