Gesù guarisce la suocera di Pietro (Mc 1,29-34)

Mc 1,29-34 Guarigione suocera Pietro

Gesù guarisce la suocera di Pietro (Mc 1,29-34)

Dal letto al servizio: quando Gesù ti prende per mano

E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano (Mc 1,29-34).

La fede oltre il luogo sacro

Gesù esce dalla sinagoga ed entra in una casa. È un passaggio pieno di significato: non contano i muri, ma le persone. La fede non è qualcosa da vivere solo nel luogo sacro, per poi dimenticarla appena varchi la porta di casa. La fede o è sempre, o non è fede.

Se non viviamo la presenza di Dio nella “casa” — cioè nella vita di tutti i giorni, tra le faccende, le relazioni, le fatiche quotidiane — la nostra non è vera fede, ma solo una religiosità che non porta frutto. Con Cristo cade la separazione tra sacro e profano: dove c’è Lui, lì c’è vita “santa”. La sfida è chiara: uscire dalle sacrestie e portare Dio nella quotidianità.

Le “febbri” che ci bloccano

Gesù entra, ma trova una casa dove mancano l’accoglienza e il servizio. La suocera di Simone è a letto con la febbre: una malattia invalidante, che la costringe a farsi servire invece di servire. È come una piccola “morte” che ha bisogno di risurrezione.

C’è un’immagine potente qui: essere distesi anziché in piedi, pronti a collaborare con la vita. Quante volte anche noi ci ritroviamo “sdraiati” — bloccati da una stanchezza dell’anima, da uno scoraggiamento che ci toglie le forze e la voglia di dare il nostro contributo?

Da notare che “subito parlarono a Gesù di lei”. È l’intercessione: portare a Dio le persone bloccate nella vita. Anche noi siamo chiamati a farlo, perché Dio vuole vedere se il nostro cuore sa amare e desiderare la vita per tutti.

“La fece alzare prendendola per mano”

Ecco il cuore del brano. Gesù non guarisce la donna da lontano, né la lascia sdraiata. Si avvicina, la prende per mano e la fa alzare. Si avvicina. Dio è vicino, Dio vuole “entrare” nelle situazioni di blocco. Spesso preghiamo ma non lo lasciamo agire. Lui c’è e Lui sa qual è il percorso più giusto per la guarigione.

Non fa tutto Lui: le chiede uno sforzo, un piccolo cammino. Dio ti raggiunge nel tuo blocco, ti prende per mano — così non sei più solo — e ti aiuta a rialzarti.

Nota bene: la febbre se ne va solo quando lei si alza. Dio non ci fa trovare “la pappa pronta”: rimuove i blocchi (spesso solo emotivi) e ci fa camminare. Non ci vuole fermi, ci vuole vivi.

Alla fine «ella li serviva». Ogni guarigione autentica sfocia nel servizio, cioè nell’amore, che è lo scopo della vita. Dio è il Dio della vita, e ci ha creati per una vita piena. E la vita piena è amare, è donarci. Il resto è “nulla”.

Alzarsi per guarire

Qui, spiritualità e psicologia si incontrano. Spesso, aspettiamo di “stare meglio” per rimetterci in movimento ma il brano ci insegna l’opposto: è nel movimento che arriva il benessere. Restare passivi, in attesa che tutto si risolva da sé, alimenta il blocco.

L’aiuto di Dio (e delle persone) non annulla la nostra “responsabilità”. Dio ci prende per mano, ma il passo dobbiamo farlo noi. È il principio della collaborazione: la grazia non sostituisce l’azione, la rende possibile. Uscire dalla passività, anche con un piccolo gesto concreto, è già l’inizio della guarigione.

E poi, ricordati di “amare”. Forse con un nuovo sguardo verso l’altro, un andare verso l’altro, scoprirai che quella è già la via della guarigione, che già Dio ti ha preso per mano per guarirti.

Un esercizio per la settimana

  1. Riconosci il tuo “letto”: qual è l’area in cui ti senti bloccato, sdraiato, senza forze? Dagli un nome.
  2. Lasciati prendere per mano: chiedi aiuto a Dio nella preghiera e, se serve, a una persona di fiducia. Non affrontarlo da solo.
  3. Fai il primo passo: compi ogni giorno un piccolo gesto concreto di servizio verso qualcuno. Scoprirai che, mettendoti in movimento, la “febbre” comincia ad andarsene.

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