GIUDITTA (3): ferma il generale nemico e bloccherai tutto l’esercito!

GIUDITTA (3): ferma il generale nemico e bloccherai tutto l’esercito!

Massimo Coero Borga – 14 aprile 2020

GIUDITTA (3): ferma il generale nemico e bloccherai tutto l’esercito!

Emerge GIUDITTA e la sua fede (Gdt 8)

1 In quei giorni Giuditta venne a conoscenza di questi fatti. […] 4Giuditta era rimasta nella sua casa in stato di vedovanza ed erano passati già tre anni e quattro mesi. 5Si era fatta preparare una tenda sul terrazzo della sua casa, si era cinta i fianchi di sacco e portava le vesti della sua vedovanza. 6Da quando era vedova digiunava tutti i giorni, eccetto le vigilie dei sabati e i sabati, le vigilie dei noviluni e i noviluni, le feste e i giorni di gioia per Israele. 7Era bella d’aspetto e molto avvenente nella persona; inoltre suo marito Manasse le aveva lasciato oro e argento, schiavi e schiave, armenti e terreni che ora continuava ad amministrare. 8Né alcuno poteva dire una parola maligna a suo riguardo, perché aveva grande timore di Dio.

Giuditta è donna ed è vedova: questa “vedovanza” viene sottolineata più volte in questo capitolo. L’autore sacro vuole mettere l’accento su questo “status” di vita: non è una cosa molto consueta, se si considera che le vedove in quei tempi e in quella cultura erano figure povere, emarginate, soprattutto se non avevano figli: nella mentalità corrente all’epoca, le donne esistono solo se sono appoggiate ad un uomo (figlio, padre, fratello). Ricordiamo sicuramente l’intervento prodigioso di Gesù che risusciterà il figlio, unico, della vedova.

Giuditta viene descritta come una donna che vuole restare vedova. É una sua scelta di vita, non forzata ma vissuta in piena libertà. Abbiamo letto che era una donna bellissima, per cui non le mancavano certo dei corteggiatori.

Sembra una vocazione (come lo sarà per il nuovo testamento): lei ha la concezione che il legame con il coniuge persiste anche dopo la morte. E lei decide di dedicarsi esclusivamente al Signore in questo suo nuovo stato, come farà anche Anna, che “prenderà fra le sue braccia” Gesù:

C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere (Lc 2,36-37)

Giuditta è bella, anzi bellissima: lei ne è pienamente consapevole, tanto che userà questa sua caratteristica per la realizzazione del progetto di Dio.

Ogni dono dovrebbe essere sottomesso a Dio, anche se oggi, molto spesso, accade il contrario: oggi è la donna che si mette al servizio della bellezza, che diventa un idolo e uno strumento di male.

Noi siamo “graziosi” (cioè pieni di grazia)? Siamo pieni della bellezza di Dio che viene proprio dall’incontro con Dio (Mosè era luminoso dopo che stava con Lui). Il nostro incontro con Dio e il nostro distacco dal mondo (mondanizzazione – pezzato – bruttezza – schiavitù), si vedono?

Giuditta amministrava tutti i beni lasciati dal marito, gestiva reputando ogni cosa come un dono.

Era una donna timorata di Dio (santa), difatti non potevano fare gossip su di lei.

9Venne dunque a conoscenza delle parole esasperate che il popolo aveva rivolto al capo della città, perché erano demoralizzati a causa della mancanza d’acqua, e Giuditta seppe anche di tutte le risposte che aveva dato loro Ozia e come avesse giurato loro di consegnare la città agli Assiri dopo cinque giorni. 10Subito mandò la sua ancella che aveva in cura tutte le sue sostanze a chiamare Cabrì e Carmì, che erano gli anziani della sua città.

11Vennero da lei ed ella disse loro:

É una donna, è una persona che parla con “parresia”, cioè franchezza, il parlare libero senza problemi (diremmo “senza peli sulla lingua”). Parla in “verità”, senza pensare alle conseguenze, nel senso che non è mossa dalla “carne” nel suo parlare, ma parla perché mossa dallo Spirito e in modo “puro”, cioè senza calcolare quanto gliene viene a favore o a sfavore da quello che dice.

Giuditta ha appena chiamato a sé gli anziani per contestare la loro decisione – non dice alle spalle ma affronta, si confronta non per demolire ma per costruire un futuro.

Affronta l’errore proponendo una soluzione. Al contrario, molti polemizzano ma non saprebbero cosa fare al posto degli altri, lei invece se la giocherà di persona.

«Ascoltatemi, capi dei cittadini di Betùlia.

Ascoltate: l’ascolto è la base delle soluzioni divine. Non puoi fare nulla – e nulla di buono – se prima non ascolti.

Non è un discorso giusto quello che oggi avete tenuto al popolo, e quel giuramento che avete pronunciato e interposto tra voi e Dio, di mettere la città in mano ai nostri nemici, se nel frattempo il Signore non verrà in vostro aiuto. 12Chi siete voi dunque che avete tentato Dio in questo giorno e vi siete posti al di sopra di lui in mezzo ai figli degli uomini?

Possiamo forse dare dei tempi a Dio? Possiamo forse sapere noi quando è giusto intervenire? Noi vorremmo dare tempi e modi anche a Dio (mancanza di fede).

13Certo, voi volete mettere alla prova il Signore onnipotente, ma non comprenderete niente, né ora né mai.

Dice che stanno tentando il Signore – non è fede questa, anzi, è l’opposto. Anche nel mondo dei credenti avviene la stessa cosa: appena Dio non ci dà quello che vogliamo, ecco che gli voltiamo le spalle o ci arrabbiamo con Lui, come se fosse una gettoniera che, una volta inserita la moneta, debba per forza erogarci quello che abbiamo selezionato.

14Se non siete capaci di scrutare il profondo del cuore dell’uomo né di afferrare i pensieri della sua mente, come potrete scrutare il Signore, che ha fatto tutte queste cose, e conoscere i suoi pensieri e comprendere i suoi disegni?

Se non siamo in grado di comprendere un po’ a fondo le cose umane, figuriamoci quelle divine – San Paolo dirà che solo Spirito ce le può rivelare.

No, fratelli, non provocate l’ira del Signore, nostro Dio.

Quello che sembrava buono diventa cattivo, diventa, cioè, un provocare Dio, un tentare Dio, un mettersi contro Dio.

15Se non vorrà aiutarci in questi cinque giorni, egli ha pieno potere di difenderci nei giorni che vuole o anche di farci distruggere dai nostri nemici.

L’umiltà è anche fidarsi del Signore senza metterlo in dubbio solamente perché non interviene (come vorremmo noi).

16E voi non pretendete di ipotecare i piani del Signore, nostro Dio, perché Dio non è come un uomo a cui si possano fare minacce, né un figlio d’uomo su cui si possano esercitare pressioni. 17Perciò attendiamo fiduciosi la salvezza che viene da lui, supplichiamolo che venga in nostro aiuto e ascolterà il nostro grido, se a lui piacerà.

Anche i 3 giovani nella fornace dicono che Dio può fare ogni cosa, ma se anche non lo facesse, la loro fede non verrebbe meno.

La nostra fede dipende dai risultati? NO, deve dipendere dalla Parola di Dio.

18In realtà in questa nostra generazione non c’è mai stata né esiste oggi una tribù o famiglia o popolo o città tra noi, che adori gli dèi fatti da mano d’uomo, come è avvenuto nei tempi passati, 19ed è per questo che i nostri padri furono abbandonati alla spada e alla devastazione e caddero rovinosamente davanti ai loro nemici.

Questo passo racconta come nel passato, quando c’è stata idolatria, il male ha avuto autorità, e lo potrebbe avere ancora oggi, ma lei rassicura che non stanno adorando idoli, bensì il vero Dio, quindi possono fidarsi.

20Noi invece non riconosciamo altro Dio fuori di lui, e per questo speriamo che egli non trascurerà noi e neppure la nostra nazione.

Questo è un passo di fede che dobbiamo fare tutti – noi siamo di Dio, quindi chi tocca noi, tocca Lui. Se la pensiamo così, allora abbiamo fede.

24Dunque, fratelli, dimostriamo ai nostri fratelli che la loro vita dipende da noi, che le nostre cose sante, il tempio e l’altare, poggiano su di noi.

Dio chiede a tutti noi credenti di dare una forte testimonianza perché anche gli altri credano – noi dobbiamo essere specchio del Cielo in ogni situazione.

Giuditta richiama alla responsabilità e alla testimonianza. Il nostro AMEN deve avere un grande influsso sulla vita degli altri.

25Per tutti questi motivi ringraziamo il Signore, nostro Dio, che ci mette alla prova, come ha già fatto con i nostri padri. 26Ricordatevi quanto ha fatto con Abramo, quali prove ha fatto passare a Isacco e quanto è avvenuto a Giacobbe in Mesopotamia di Siria, quando pascolava le greggi di Làbano, suo zio materno. 27Certo, come ha passato al crogiuolo costoro con il solo scopo di saggiare il loro cuore, così ora non vuol fare vendetta di noi, ma è a scopo di correzione che il Signore castiga quelli che gli stanno vicino».

Esiste la prova, il “temporale” per tutti i credenti, ed è una cosa normale e necessaria. Nel Padre nostro (nella nuova traduzione) diciamo “non abbandonarci alla tentazione”. Ci sarà sempre una prova-purificazione da passare. L’importante è uscirne vittoriosi. A volte diciamo: “perché proprio a me?”.

28Allora Ozia le rispose: «Quello che hai detto, l’hai proferito con cuore retto e nessuno può contraddire alle tue parole. 29Non da oggi infatti è manifesta la tua saggezza, ma dall’inizio dei tuoi giorni tutto il popolo conosce la tua prudenza, come pure l’ottima indole del tuo cuore. 30Però il popolo sta soffrendo duramente la sete e ci ha costretti a comportarci come avevamo detto loro e a impegnarci in un giuramento che non potremo trasgredire. 31Piuttosto prega per noi, tu che sei donna pia, e il Signore invierà la pioggia a riempire le nostre cisterne e così non moriremo di sete».

Zittiti, cercano ora di usare la fede di Giuditta per risolvere la situazione. Vogliono che preghi e che Dio ascolti la sua preghiera così non ci saranno più problemi.

A volte anche noi andiamo da qualche santo per accaparrarci una grazia senza però metterci in cammino, senza però chiederci il “perché” di una certa situazione che ci sta accadendo.

Vogliamo delle soluzioni senza comprometterci e cerchiamo pure di dire a Dio quale deve essere la strada da percorrere (sigh).

32Giuditta rispose loro: «Ascoltatemi! Voglio compiere un’impresa che verrà ricordata di generazione in generazione ai figli del nostro popolo. 33 […] il Signore per mano mia salverà Israele.

Giuditta sa che è Dio ad agire, ma sa che se lei non se la gioca in prima persona, Dio non agisce. Dio fa attraverso di noi, attraverso la nostra fede (pensieri, parole, opere e missioni).

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