Predicazione di Giovanni il battista (Mc 1,2-8)

Mc 1,2-8 Predicazione Giovanni

Predicazione di Giovanni il battista (Mc 1,2-8)

Come sta scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». (Mc 1,2-8)

Una voce, non un rumore

Giovanni il Battista non predica in mezzo al caos della città. Si posiziona nel deserto, in un luogo di silenzio. Non è una voce tra le tante su una bacheca affollata di messaggi. È la voce che si può ascoltare solo quando tutto il resto tace.

Questo ci dice qualcosa di fondamentale: Dio non urla sopra il nostro rumore. Parla dove c’è spazio per ascoltare. Se vogliamo sentire la Sua direzione per la nostra vita, dobbiamo creare momenti di silenzio interiore. Non servono eremi o monasteri: basta spegnere il telefono per venti minuti, chiudere gli occhi e dire: “Signore, parla, il tuo servo ascolta” (1Sam 3,10).

La psicologia insegna che il sovraccarico di stimoli (notizie, social, conversazioni continue) riduce drasticamente la nostra capacità di discernimento. Il “deserto” (dove parlava Giovanni il battista), oggi, è una scelta consapevole di sottrazione. Prova a ritagliarti ogni giorno 10-15 minuti di silenzio totale. Il tuo cervello e il tuo spirito ne hanno bisogno per elaborare, guarire e ricevere.

Preparare la via: il coraggio di confessarsi

Marco ci dice che le persone accorrevano a Giovanni e “si facevano battezzare nel fiume Giordano, confessando” (cfr. Mc 1,5). Era un gesto pubblico, visibile: riconoscere di essere “sporchi” e di voler cambiare strada (bisognosi di intraprendere un nuovo percorso).

Non c’è crescita spirituale senza onestà. Finché nascondiamo le nostre ombre, queste ci governeranno. La confessione — davanti a Dio, a un confessore, o anche a un fratello fidato — è l’atto con cui diciamo: “Non sono perfetto, ma scelgo di camminare verso la luce.”

In chiave psicologica, si può dire che verbalizzare ciò che ci pesa riduce l’ansia e rompe il ciclo della vergogna (in psicologia si chiama self-disclosure). Non si tratta di raccontare tutto a tutti, ma di trovare una persona fidata – potremmo dire un “custode” con cui essere autentico. La chiarezza e la consapevolezza sono il primo passo per la trasformazione.

Non parlare di sé, ma indicare Cristo

Giovanni era un leader potentissimo, un vero “influencer” del suo tempo. Eppure, dice: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali» (Mc 1,7). Non punta su se stesso. Non cerca follower per sé. Indica un Altro.

Questa è la misura della vera maturità spirituale: sapere che non siamo noi il centro. Il nostro compito è preparare la strada, per poi lasciare che sia lo Spirito Santo ad agire. Giovanni battezzava con acqua — un segno umano, ma annuncia che Cristo “vi battezzerà in Spirito Santo” (Mc 1,8): qualcosa di soprannaturale, che va oltre le nostre forze.

A livello pratico, l’umiltà non è pensare meno di sé, è pensare meno a sé. Quando aiuti qualcuno, chiediti: “Sto portando questa persona a dipendere da me o a dipendere da Dio?” Il vero coach, come il vero profeta, lavora per rendersi inutile.

Il tuo passo concreto questa settimana

  1. Crea il tuo deserto: scegli un momento fisso della giornata per il silenzio e l’ascolto.
  2. Confessa una cosa: porta davanti a Dio (o a una persona fidata) un peso che stai nascondendo.
  3. Non trattenere, accompagna: in ogni relazione, chiediti come puoi portare l’altro un passo più vicino a Cristo, non a te.

Giovanni significa: “Dio è favorevole”. Proprio questo è il messaggio: Dio ti è favorevole. Ha mandato qualcuno a prepararti la strada. Ora tocca a te percorrerla.

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