Tutta la città davanti alla porta (Mc 1,32-39)
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni (Mc 1,32-39).
Gesù prega, predica e guarisce: uscire per incontrare
«Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta» (Mc 1,32-33).
Marco ci mostra un Gesù in movimento. Dopo aver operato nella sinagoga e in casa di Simone, ora agisce sulla soglia (della porta). È un dettaglio che parla al cuore: la porta (nella Bibbia) è il luogo dell’entrata e dell’uscita, delle relazioni, il punto in cui io decido se aprire o chiudere il mio cuore. Non è più solo la chiesa, non è più solo la tua casa: è la vita quotidiana, il “davanti a te” di ogni giorno. Si va in chiesa per poi uscire (trasformati) e testimoniare, cioè per far vivere Cristo nelle relazioni con chi incontriamo.
«Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare» (v. 34). Cristo parte dalla comunità, poi prosegue ovunque la sua opera di salvezza e chiude la bocca al nemico, perché non vuole confusione né pubblicità: vuole solo il bene delle persone. Anche noi, oggi, dobbiamo imparare a dare ascolto a Lui, non alle voci che confondono. Il nemico è sempre disordinato, anche quando usa mezze verità.
La preghiera che precede l’azione
«Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava» (v. 35).
Qui c’è una delle chiavi più preziose di tutto il brano. Gesù anticipa la giornata con la preghiera. Cerca il silenzio, la solitudine, la comunione con il Padre — non solo per chiedere (anzi, non lo fa proprio nei momenti di intimità), ma per crescere nella relazione, nella conoscenza e nell’intimità con Abbà. Non si può iniziare nulla di veramente buono nel mondo reale se prima non lo si “conquista” nel e col dialogo con Dio.
E noi? Ci prendiamo del tempo con Lui prima che la giornata ci travolga? E TU con chi dialoghi appena sveglio?
Le priorità e l’identità
Qui la Parola incontra la vita pratica. Gesù ci insegna il valore delle priorità: prima il centro (la relazione con il Padre), poi la periferia (le attività). La psicologia lo conferma: chi comincia la giornata con un momento di raccoglimento — silenzio, preghiera, intenzione consapevole (che per noi significa metterci in relazione con Dio) — gestisce meglio stress e reattività.
C’è di più. «Tutti ti cercano!» gli dicono i discepoli, ma Gesù non si lascia definire dalle aspettative altrui: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!» (v. 38). Ecco un principio di salute mentale enorme: conoscere il proprio scopo (Divino) e non farsi trascinare dal successo o dalla richiesta della folla. Gesù sapeva chi era e perché era venuto. Quando sappiamo chi siamo agli occhi di Dio, non abbiamo più bisogno di rincorrere l’approvazione di tutti. Questo è ciò che libera dall’ansia da prestazione e dal bisogno costante di piacere agli altri.
Cercare per trovare
«Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce» (v. 36). Cercarono e trovarono. Chiedete, cercate, bussate. La domanda resta aperta anche per te: cosa cerchi, oggi, nella tua vita? Mettersi sulle tracce di Gesù in un tempo confuso è un atto di coraggio e di verità.
Il brano si chiude con Gesù in azione (v. 39): va ovunque, senza luoghi preferenziali; predica, portando luce; libera e guarisce! È il modello del discepolo: radicato nella preghiera, chiaro nella missione, in uscita verso gli altri.
Un esercizio per la settimana
Ogni mattina, prima di accendere il telefono o iniziare le attività, dedica cinque minuti al silenzio con Dio. Non chiedere nulla: stai semplicemente alla Sua presenza, come figlio davanti ad Abbà. Poi, durante il giorno, individua una “porta” — una relazione, un incontro, una persona sulla tua soglia — e scegli consapevolmente di aprirti, portando lì un gesto concreto di bene. La sera, annota: cosa ho cercato davvero oggi? E cosa cercava il Signore attraverso di me?
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