Cosa fai quando non succede ancora nulla? (At 1,12-14)
di Il Crocifisso Risorto · · 2 min di lettura
[Dopo che Gesù fu assunto in cielo, gli apostoli] ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi: vi erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda figlio di Giacomo. Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui (At 1,12-14).
Ti è mai capitato di trovarti in quel tempo di mezzo in cui ciò su cui contavi non c'è più e ciò che speri non è ancora arrivato? Cosa fai in quei giorni: ti agiti, ti isoli, o resti?
Gli apostoli vivono esattamente questo. Gesù è salito al cielo, la promessa dello Spirito non si è ancora compiuta, e il testo degli Atti dice una cosa semplice: «ritornarono a Gerusalemme», «salirono nella stanza al piano superiore» e «tutti erano perseveranti e concordi nella preghiera» (At 1,12-14). Non fuggono, non si disperdono, non inventano strategie: restano insieme e pregano.
Colpisce chi c'è in quella stanza: gli stessi che nella notte dell'arresto «lo abbandonarono e fuggirono» (Mc 14,50), Pietro che lo aveva rinnegato, Tommaso che aveva dubitato, perfino i fratelli di Gesù che prima non credevano in lui. Gente ferita e imperfetta, riunita nello stesso luogo, con Maria al centro. È da qui, non da un gruppo di perfetti, che nasce la Chiesa.
Dal punto di vista psicologico, il tempo di mezzo è tra i più difficili da sostenere: l'incertezza spinge ad agire in modo frenetico o a chiudersi in se stessi. Restare insieme, dare alla paura una forma condivisa come la preghiera, è ciò che permette di attraversare l'attesa senza esserne distrutti.
In questo video scopriamo perché l'attesa vissuta insieme è già l'inizio di ciò che stai aspettando.
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