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La trappola di non sbagliare mai (Gal 3,9-12)

di Il Crocifisso Risorto · · 2 min di lettura

Divina Consapevolezza

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Di conseguenza, quelli che vengono dalla fede sono benedetti insieme ad Abramo, che credette. Quelli invece che si richiamano alle opere della Legge stanno sotto la maledizione, poiché sta scritto: Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte nel libro della Legge per metterle in pratica. E che nessuno sia giustificato davanti a Dio per la Legge risulta dal fatto che il giusto per fede vivrà. Ma la Legge non si basa sulla fede; al contrario dice: Chi metterà in pratica queste cose, vivrà grazie ad esse (Gal 3,9-12).

Ti sei mai accorto di vivere con la sensazione di essere sempre sotto esame, come se un solo errore potesse far crollare tutto? E se la pace dipendesse dal non sbagliare mai, quanto potresti davvero stare tranquillo?

Paolo affronta questa trappola con parole durissime: «Quelli invece che si richiamano alle opere della Legge stanno sotto la maledizione, poiché sta scritto: Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte nel libro della Legge per metterle in pratica» (Gal 3,10). Il punto è nella parola «tutte»: se la vita con Dio si basa sulla prestazione, basta una crepa per essere fuori.

La via d'uscita è già nella Scrittura che Paolo cita: «il giusto per fede vivrà» (Gal 3,11; cf. Ab 2,4). Non vive chi si dimostra perfetto, ma chi si affida. Lo conferma una frase del Nuovo Testamento: «Nessuna condanna pesa ora su quelli che sono in Cristo Gesù» (Rm 8,1).

Dal punto di vista psicologico, vivere sotto una legge di prestazione produce ansia cronica, senso di colpa e paura del giudizio, anche quando i risultati sono buoni: la tensione a non sbagliare mai consuma più dell'errore stesso. La fede, invece, permette di sbagliare senza perdere il proprio posto, e proprio per questo di crescere.

In questo video scopriamo perché la vita nasce dalla fiducia e non dalla perfezione.

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