Cuori duri e sordi (Es 4,21)
di Il Crocifisso Risorto · · 2 min di lettura
Ma io indurirò il suo cuore ed egli non lascerà partire il popolo (Es 4,21).
Esodo 4,21 ci mette davanti a una parola che inquieta: “Io indurirò il suo cuore”.
Questo passo va visto su due piani, con due prospettive diverse.
La prima è che Dio conosce il futuro e avverte che “nonostante” i prodigi, nonostante la promessa di liberazione e di realizzazione, ci saranno degli ostacoli. Quando si parte per una avventura bisogna prepararsi a degli impedimenti. Soprattutto se il progetto è Divino, è cioè portatore di Luce.
Le tenebre, quando vengono scoperte non accolgono di buon grado la luce e cercano di “spegnerla”.
Altra lettura: Dio non è un burattinaio crudele; è il Signore che prende sul serio la libertà dell’uomo, anche quando si ostina. Nel cammino di Mosè, la chiusura del faraone viene attraversata e trasformata dentro un disegno di salvezza.
E noi? Dove il nostro cuore si irrigidisce, la grazia non si arrende: cerca un varco.
Questa meditazione psico-spirituale ti accompagna a riconoscere i tuoi “piccoli no” quotidiani alla grazia, alla Vita. Nominiamoli davanti a Dio e a consegniamoli alla sua misericordia.
Fai un respiro profondo, posa la mano sul petto e prega: “Signore, ammorbidisci il mio cuore”. La vera libertà non è il controllo, ma il lasciarsi guidare; con Mosè impariamo a fidarci della promessa.
Da un punto di vista psicologico, l’indurimento nasce spesso da paure, bisogno di controllo e difese che, ripetute, diventano una corazza. Ogni rifiuto rafforza l’ego e restringe lo spazio interiore, finché la grazia fatica a entrare.
La buona notizia? Le scelte piccole e costanti creano nuovi solchi: dove c’era ostinazione, può rinascere libertà.
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