Non trasmettere incoerenza (Es 4,24-26)
di Il Crocifisso Risorto · · 1 min di lettura
Mentre era in viaggio, nel luogo dove pernottava, il Signore lo affrontò e cercò di farlo morire. Allora Sipporà prese una selce tagliente, recise il prepuzio al figlio e con quello gli toccò i piedi e disse: «Tu sei per me uno sposo di sangue». Allora il Signore si ritirò da lui. Ella aveva detto «sposo di sangue» a motivo della circoncisione (Es 4,24-26).
Descrizione: Esodo 4,24-26 è uno dei passaggi più enigmatici del cammino di Mosè: lungo il viaggio, Dio lo raggiunge con un confronto decisivo, e grazie all’intervento di Sipporà il pericolo si allontana. Senza l’intervento di lei, Mosè sarebbe stato bloccato (e malmesso).
Per guidare gli altri nell’alleanza, deve lui per primo vivere quell’alleanza fino in fondo, nella vita familiare, nelle scelte concrete. Non puoi dare ciò che non vivi tu stesso.
Ed è grazie ad altra persona (moglie) che se ne accorge. Il salvatore è salvato a sua volta perché deve sperimentare. E forse proprio da chi non pensiamo.
Sul piano psicologico, questo testo ci parla di coerenza interiore. Quando vivi una grande chiamata ma alcune scelte restano sospese, la psiche accende spie: ansia, resistenza, autosabotaggio.
I “riti” – cioè azioni concrete e consapevoli – aiutano a riallineare identità e comportamento, trasformando il senso di blocco in ripartenza.
Oggi ti propongo un piccolo esercizio: scegli un atto semplice ma significativo che dica a te stesso “riparto in verità”.
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