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Perché molli sempre proprio prima del frutto? (Sir 6,18-22)

di Il Crocifisso Risorto · · 2 min di lettura

Divina Consapevolezza

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Figlio, sin dalla giovinezza ricerca l'istruzione e fino alla vecchiaia troverai la sapienza. Accòstati ad essa come uno che ara e che semina, e resta in attesa dei suoi buoni frutti; faticherai un po' per coltivarla, ma presto mangerai dei suoi prodotti. Quanto è difficile per lo stolto la sapienza! L'insensato non vi si applica; per lui peserà come una pietra di prova e non tarderà a gettarla via. La sapienza infatti è come dice il suo nome e non si manifesta a molti (Sir 6,18-22).

Quante volte hai iniziato un percorso di crescita, una terapia, una nuova abitudine spirituale, e hai mollato proprio quando cominciava a pesare? Ti capita di cercare scorciatoie perché aspettare i risultati ti sembra insopportabile?

Il Siracide usa un'immagine agricola molto concreta: «Accòstati alla sapienza come uno che ara e che semina, e resta in attesa dei suoi buoni frutti; faticherai un po' per coltivarla, ma presto mangerai dei suoi prodotti» (Sir 6,19). Lo stolto, invece, la sente come «una pietra di prova» e «non tarda a gettarla via» (Sir 6,21): non manca di intelligenza, manca di pazienza.

San Paolo userà la stessa immagine: «Non stanchiamoci di fare il bene; se non ci scoraggiamo, a suo tempo mieteremo» (Gal 6,9). La crescita vera, spirituale o interiore, non è mai immediata.

Dal punto di vista psicologico, la fatica iniziale di ogni cambiamento reale — in una relazione, in una terapia, in un cammino di fede — non è un segnale che stiamo sbagliando strada, ma spesso il segno che stiamo davvero arando un terreno nuovo. Mollare troppo presto ci lascia con la pietra in mano, senza mai arrivare al frutto.

In questo video scopriamo perché vale la pena resistere proprio nel momento in cui tutto sembra troppo pesante.

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