Perché continui a farti del male da solo? (Is 1,2-5)
di Il Crocifisso Risorto · · 2 min di lettura
Udite, o cieli, ascolta, o terra, così parla il Signore: «Ho allevato e fatto crescere figli, ma essi si sono ribellati contro di me. Il bue conosce il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone, ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende». Guai, gente peccatrice, popolo carico d'iniquità! Razza di scellerati, figli corrotti! Hanno abbandonato il Signore, hanno disprezzato il Santo d'Israele, si sono voltati indietro. Perché volete ancora essere colpiti, accumulando ribellioni? (Is 1,2-5).
Perché continuiamo a fare scelte che ci fanno soffrire, anche quando in fondo sappiamo già come andrà a finire? Perché è più facile riconoscere ciò che ci nutre in un animale che in noi stessi?
Isaia apre il suo libro con un'immagine spiazzante: Dio si rivolge al cielo e alla terra come testimoni, quasi increduli davanti a ciò che sta per dire: «Il bue conosce il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone, ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende» (Is 1,3). Non è un insulto: è una constatazione dolorosa. Anche gli animali più semplici riconoscono istintivamente da chi dipende la loro vita — l'essere umano, capace di ben altro, spesso smette di riconoscerlo.
Il profeta non si ferma al rimprovero. Chiude con una domanda che va dritta al cuore del problema: «Perché volete ancora essere colpiti, accumulando ribellioni?» (Is 1,5). Non è retorica: è la domanda che ogni persona intrappolata in uno schema distruttivo dovrebbe porsi. Continuiamo a ripetere ciò che ci ferisce, non per stupidità, ma perché abbiamo smesso di riconoscere davvero da dove viene la nostra vita.
Dal punto di vista psicologico, questa "non conoscenza" è spesso una forma di disconnessione da sé: agiamo per abitudine, per paura, per pattern radicati, senza fermarci a chiedere se quella strada ci nutre o ci consuma.
In questo video scopriamo perché tornare a riconoscere la fonte vera della nostra vita è il primo passo per smettere di farci del male.
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