Perché niente ti basta mai? (Qo 1,2-11)
di Il Crocifisso Risorto · · 2 min di lettura
Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità: tutto è vanità. Quale guadagno viene all'uomo per tutta la fatica con cui si affanna sotto il sole? Una generazione se ne va e un'altra arriva, ma la terra resta sempre la stessa. Il sole sorge, il sole tramonta e si affretta a tornare là dove rinasce. Il vento va verso sud e piega verso nord. Gira e va e sui suoi giri ritorna il vento. Tutti i fiumi scorrono verso il mare, eppure il mare non è mai pieno: al luogo dove i fiumi scorrono, continuano a scorrere. Tutte le parole si esauriscono e nessuno è in grado di esprimersi a fondo. Non si sazia l'occhio di guardare né l'orecchio è mai sazio di udire. Quel che è stato sarà e quel che si è fatto si rifarà; non c'è niente di nuovo sotto il sole. C'è forse qualcosa di cui si possa dire: «Ecco, questa è una novità»? Proprio questa è già avvenuta nei secoli che ci hanno preceduto. Nessun ricordo resta degli antichi, ma neppure di coloro che saranno si conserverà memoria presso quelli che verranno in seguito (Qo 1,2-11).
Perché, anche quando raggiungi un traguardo che desideravi da tempo, la soddisfazione dura così poco? Perché ti capita di sentirti come se stessi correndo su una ruota che gira sempre uguale, senza arrivare mai davvero da qualche parte?
Il Qoelet apre il suo libro con una delle affermazioni più radicali di tutta la Bibbia: "Vanità delle vanità... tutto è vanità. Quale guadagno viene all'uomo per tutta la fatica con cui si affanna sotto il sole?" (Qo 1,2-3). E poi lo dimostra con immagini che si ripetono: il sole sorge e tramonta, il vento gira e ritorna, i fiumi scorrono nel mare senza mai riempirlo, "non c'è niente di nuovo sotto il sole", "nessun ricordo resta". Non è pessimismo fine a se stesso: è un'onestà che pochi hanno il coraggio di guardare in faccia.
San Paolo indicherà la via d'uscita da questo stesso "sotto il sole": "Cercate le cose di lassù... non le cose della terra" (Col 3,1-2). Qoelet smonta ogni illusione di trovare pienezza in ciò che è solo terreno; il Vangelo apre uno spazio che Qoelet, da solo, non poteva ancora vedere.
Dal punto di vista psicologico, questa onestà è liberante: smette di farci inseguire successo, approvazione o novità come se dovessero finalmente bastarci, e ci libera dalla corsa infinita del "non è ancora abbastanza".
In questo video scopriamo perché ammettere la vanità di ciò che è solo terreno è il primo passo per cercare ciò che davvero dura.
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Scopri di più sul percorso completo: https://www.massimocoeroborga.it/divinaconsapevolezza-giornaliera/