Perché non siete mai sazi del mio dolore? (Gb 19,21-22)
di Il Crocifisso Risorto · · 1 min di lettura
Pietà, pietà di me, almeno voi, amici miei, perché la mano di Dio mi ha percosso! Perché vi accanite contro di me, come Dio, e non siete mai sazi della mia carne? (Gb 19,21-22).
Ti è mai capitato di essere già a terra, e di sentire che le persone intorno, invece di sostenerti, continuano a spiegarti dove hai sbagliato? O di accorgerti che sei tu, davanti al dolore di qualcuno, a cercare parole "giuste" invece di restare semplicemente accanto?
Giobbe, distrutto da malattia e lutto, si rivolge ai suoi amici con un grido che è insieme richiesta e accusa: «Pietà, pietà di me, almeno voi, amici miei, perché la mano di Dio mi ha percosso! Perché vi accanite contro di me, come Dio, e non siete mai sazi della mia carne?» (Gb 19,21-22). Non chiede spiegazioni: chiede pietà. E invece riceve altre accuse, che si sommano alla sofferenza già insopportabile.
Nel Vangelo, Gesù risponde in modo opposto davanti al lutto di Marta e Maria per Lazzaro: non spiega, non giustifica — "scoppiò in pianto" (Gv 11,35). Prima di ogni parola, sceglie di piangere insieme a chi soffre.
Dal punto di vista psicologico, davanti al dolore altrui la tentazione più comune è trovare una causa, un errore, una colpa: ci rassicura, ma spesso ferisce chi soffre invece di sostenerlo. Imparare a restare semplicemente presenti, senza il bisogno di spiegare, è una delle forme più mature di amore.
In questo video scopriamo perché la vera compassione non cerca colpevoli, ma si siede accanto a chi soffre.
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