Quando Dio non accetta le tue scuse (Es 4,13-14)
di Il Crocifisso Risorto · · 2 min di lettura
Mosè disse: «Perdona, Signore, manda chi vuoi mandare!». Allora la collera del Signore si accese contro Mosè (Es 4,13-14).
Quante volte davanti a una chiamata importante della vita diciamo: “Signore, manda qualcun altro… non me”?
Nel libro dell’Esodo 4,13-14, Mosè arriva proprio a questo punto: dopo tutte le obiezioni, chiede a Dio di scegliere un’altra persona. È il momento in cui la paura, le ferite interiori e il senso di inadeguatezza sembrano più forti della chiamata.
La Bibbia racconta che la collera del Signore si accese contro Mosè. Ma questa collera non è rabbia distruttiva. È una forza educativa. È la passione di Dio per il bene della nostra vita. È l’amore che non accetta che restiamo prigionieri delle nostre paure.
Spesso anche noi restiamo bloccati nei nostri bisogni, nelle nostre ferite, nelle nostre insicurezze. La psicologia direbbe che ascoltiamo più le nostre paure che la nostra vocazione profonda. La Bibbia lo dice in modo ancora più radicale: ascoltiamo più noi stessi che la voce di Dio!
Eppure Dio non annienta Mosè. Non lo scarta. Non lo sostituisce. Trova una soluzione, gli dona un aiuto, e continua a credere nella sua missione.
Questo episodio rivela una verità potente: Dio non si arrende alla versione più piccola di noi stessi.
La sua “collera” è l’amore che combatte contro tutto ciò che ci impedisce di diventare ciò per cui siamo stati chiamati. La collera è lo spingerci di Dio verso il nostro vero destino, verso la nostra identità, verso il diventare strumenti Divini.
Forse anche tu oggi stai dicendo: “Signore, manda qualcun altro.”
Ma Dio continua a vedere in te una missione che tu ancora non riesci a vedere.
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