Quando ti senti inadeguato (Es 4,10)
di Il Crocifisso Risorto · · 2 min di lettura
Mosè disse al Signore: «Perdona, Signore, io non sono un buon parlatore; non lo sono stato né ieri né ieri l'altro e neppure da quando tu hai cominciato a parlare al tuo servo, ma sono impacciato di bocca e di lingua» (Es 4,10).
Quante volte davanti a una chiamata importante diciamo: “Non sono capace… non sono la persona giusta… non sono abbastanza.” È esattamente quello che succede a Mosè in questo passaggio del libro dell’Esodo.
Mosè dice a Dio: “Io non sono un buon parlatore… sono impacciato di bocca e di lingua.” Dopo tre obiezioni già fatte, questa è la quarta scusa. Eppure Dio aveva già risposto a tutte le precedenti con promesse, segni e soluzioni.
Il punto profondo di questo brano è che Mosè continua a guardare a se stesso, mentre Dio lo sta invitando a guardare alla missione.
Questa scena tocca qualcosa di molto umano: quando Dio chiama, la nostra mente cerca immediatamente i limiti, le mancanze, le fragilità.
Dal punto di vista psicologico è il meccanismo della autosvalutazione che ci porta a bloccare l’azione prima ancora di provarci.
Ma spiritualmente la Bibbia ci ricorda qualcosa di potentissimo: Dio non chiama i perfetti, anzi sovente chiama i meno adatti per mostrare la sua potenza.
La bocca e la lingua, che Mosè vede come limite, nella Scrittura sono invece strumenti di vita: “Morte e vita sono in potere della lingua” (Proverbi 18,21).
Forse anche tu oggi stai guardando alle tue incapacità invece che alla promessa di Dio.
La vera domanda non è: “Sono capace?”
La vera domanda è: “Mi fido di Colui che mi manda?”
In questo video entriamo dentro questa lotta interiore di Mosè — perché è la stessa che molti di noi vivono quando Dio ci chiama a qualcosa di più grande.
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