Quella ferita che nascondi (Es 4,6-8)
di Il Crocifisso Risorto · · 2 min di lettura
Il Signore gli disse ancora: «Introduci la mano nel seno!». Egli si mise in seno la mano e poi la ritirò: ecco, la sua mano era diventata lebbrosa, bianca come la neve. Egli disse: «Rimetti la mano nel seno!». Rimise in seno la mano e la tirò fuori: ecco, era tornata come il resto della sua carne. «Dunque se non ti credono e non danno retta alla voce del primo segno, crederanno alla voce del secondo! (Es 4,6-8).
Nel cammino di Mosè c’è un momento sorprendente e profondamente umano. In Libro dell'Esodo 4,6-8 Dio chiede a Mosè di mettere la mano nel “cuore” (dentro lui stesso): quando la tira fuori è lebbrosa, bianca come la neve. Poi gli chiede di rimetterla dentro… e la mano torna sana.
Nella Bibbia la lebbra non è solo una malattia fisica. È il simbolo di ciò che isola, di ciò che provoca vergogna, di ciò che fa sentire indegni davanti agli altri e davanti a Dio. È l’immagine delle ferite interiori che spesso nascondiamo.
Dio però non chiede a Mosè di ignorare la ferita. Gli chiede di “guardarla”.
Non vuole condannarlo o farlo sentire sbagliato, ma gli fa vedere la sua lebbra personale (che incontrerà anche negli altri).
Solo ciò che viene portato alla luce può essere guarito. Lo fa con lui perché poi attraverso di lui lo possa fare con gli altri.
Questo segno rivela qualcosa di decisivo per il cammino spirituale: Dio non chiama persone perfette. Dio prende persone ferite… e le trasforma guarendole e liberandole.
La stessa mano che appare malata diventa la mano che guiderà il popolo verso la libertà.
Anche nella nostra esperienza interiore accade qualcosa di simile. Le parti di noi che nascondiamo — sensi di colpa, fragilità, fallimenti — possono diventare il luogo dove Dio manifesta la sua misericordia.
La guarigione non nasce dal negare la ferita, ma dal permettere a Dio di toccarla.
Forse proprio quella parte della tua storia che ti fa più vergogna… è il luogo da cui Dio vuole iniziare la Sua/tua missione.
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